La maggioranza delle donne in età fertile, ben l’85-97%, riporta sintomi fisici e disturbi psichici di varia entità prima delle mestruazioni. La Sindrome Premestruale (SPM) interessa il 25 % circa delle donne; comprende una vasta gamma di sintomi emozionali, comportamentali e fisici che si manifestano alcuni giorni prima della mestruazione e che con essa scompaiono.

Sono i tempi, piuttosto che i tipi di sintomi, ed il grado di impatto sull’attività quotidiana a supportare una diagnosi di sindrome premestruale e differenziarla così dai sintomi mestruali fisiologici.

L’età media di esordio della Sindrome Premestruale è circa 20 anni; il primo contatto specialistico avviene di solito intorno ai 30 anni e viene riferito un peggioramento graduale della sintomatologia con l’età fino all’inizio della menopausa.

EZIOLOGIA:

Le cause all’origine dei sintomi premestruali non sono del tutto note e alcune ipotesi non sono state ancora ampiamente dimostrate. Tuttavia si ritiene che la SPM sia il risultato dell’azione di diversi fattori:

  • squilibrio ormonale: eccesso di estrogeni e inadeguata o assente produzione di progesterone. In particolare sembra che le fluttuazioni premestruali dei livelli degli estrogeni, in soggetti geneticamente predisposti, causino una caduta dei livelli di serotonina, il neurotrasmettitore più importante nella regolazione del tono dell’umore
  • deficit di vitamine (A e/o B)
  • squilibrio dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene
  • aumento, anche modesto, della prolattina
  • alterata tolleranza al glucosio
  • obesità
  • alcool
  • stress

CRITERI DIAGNOSTICI DELLA SPM:




L’American College of Obstetricians and Gynecologists (ACOG) riferisce che la diagnosi di SPM è definita dalla presenza di almeno un sintomo emotivo e almeno un sintomo fisico, durante 5 giorni o più, in 3 successivi cicli mestruali. Inoltre:

  • I sintomi si attenuano entro 4 giorni dall’inizio delle mestruazioni, senza ricomparsa fino a dopo 12 giorni dal ciclo.
  • I sintomi sono presenti in assenza di una terapia farmacologica, di terapie ormonali o di abuso di droghe o alcool.

La Sindrome premestruale per queste sue numerose sfaccettature cliniche, può avere ripercussioni negative a livello lavorativo, sociale ed affettivo. In base alla disabilità che comporta si distinguono forme lievi, moderate e gravi.

TRATTAMENTO NON FARMACOLOGICO NELLE FORME LIEVI/MODERATE DI SPM

In caso di disturbi legati alla SPM sarebbe utile seguire uno schema alimentare, unitamente a un corretto stile di vita, soprattutto nei 6-10 giorni che precedono l’arrivo delle mestruazioni, che rispetti il più possibile le seguenti regole:

  • Attività fisica con periodi di 20-30 minuti di esercizio aerobico 3-4 volte alla settimana.La respirazione diaframmatica e la rieducazione del pavimento pelvico possono aiutare a gestire la componente algica.
  • Regolazione del sonno
  • Aumentare il consumo di frutta, vegetali, cereali ed acqua;
  • Limitare l’apporto di sale, l’assunzione di alcool, di caffeina ed il consumo di zuccheri semplici. La richiesta di glucidi avviene a causa della riduzione dei livelli di serotonina e comporta un aumento della sensazione di fame rivolta soprattutto al consumo di dolci.
  • Psicoterapia, in particolare la terapia cognitivo-comportamentale
  • Aumentare l’apporto di magnesio, vitamina B6 (Il Dipartimento della Salute limita la dose giornaliera a 10 mg) mediante integratori: è stato riscontrato un effetto positivo sul gonfiore, dolore, sintomi affettivi e craving per il cibo.
  • Alcune donne con sindrome premestruale possono trarre beneficio da un approccio olistico, specie per le donne in cui la terapia ormonale è controindicata:gli acidi grassi insaturi, come quelli contenuti nell’olio di enotera, sono stati mostrati in uno studio prospettico randomizzato per migliorare i sintomi mestruali.

TRATTAMENTO FARMACOLOGICO NELLE FORME GRAVI DI SPM

Qualora i provvedimenti si dimostrino inefficaci e i sintomi si aggravano, sarà opportuno ricorrere alla terapia farmacologica, su prescrizione medica, diretta alla soppressione dell’attività ovarica, che dovrebbe durare almeno un anno per garantire un miglioramento dei sintomi.

La soppressione della funzione ovarica si può ottenere con GnRH-analoghi, gli androgeni o contraccettivi orali estro-progestinici. Nei casi più gravi si può ricorrere anche a farmaci antidepressivi.

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