Negli ultimi decenni si è diffusa la scelta educativa di far dormire da soli i bambini, in un’altra stanza, con l’obiettivo di renderli autonomi sin dai primi mesi di vita ed abituarli all’autoconsolazione. La separazione dalla madre o dalla figura di accudimento è del tutto innaturale perché può generare ansie, proteste, richieste di avvicinamento.

Oggi molte “teorie” dell’educazione moderna hanno un fondamento perlopiù empirico ma nulla di scientifico. Non esiste uno studio che dimostri i benefici di lasciar piangere il bambino fino a farlo addormentare da solo.

Il pianto prolungato è un segnale di allarme e dolore e nel caso di risposte di consolazione tardive o addirittura assenti, ha effetti devastanti. È importante soddisfare il bisogno espresso dal bambino, affinché non giunga a livelli di esasperazione. Questo permette alla madre di capire i segnali del neonato con maggiore facilità, e consente una conoscenza reciproca sempre maggiore e gratificante per entrambi.

Mantenere il contatto con il proprio bambino è un’abitudine diffusa in molti popoli con differenti tradizioni culturali. Si tratta di un modello che caratterizza i primi 3 anni di vita: allattamento prolungato, uso del marsupio per il trasporto ed il cosleeping.

Il co-sleeping (letteralmente “dormire insieme”) è la pratica messa in atto da genitori e figli di dormire nello stesso letto o nella stessa stanza ma in letti separati, per l’intera notte o parte di essa.

È vero che non si riesce a dormire bene se si pratica il cosleeping?

La qualità del sonno è considerata soddisfacente dalla madre che applica il co-sleeping. È vero che si sveglia più frequentemente, ma per minor tempo rispetto a chi si alza per andare in un’altra camera a controllare il figlio; non deve alzarsi ed allattare in posizioni scomode e monitora più attentamente il neonato.

I neonati allattati al seno hanno un sonno più leggero e si svegliano a intervalli regolari, tuttavial’ossitocina, prodotta durante la suzione, favorisce il rilassamento e l’addormentamento.

La composizione del latte umano è quasi priva di grassi, dà pertanto una sensazione di sazietà che dura poco e che suscita presto, anche solo dopo un’ora, la richiesta di altro latte. Questo vale durante il giorno e anche di notte, e così si spiega perché per vari mesi il neonato non secerna melatonina, l’ormone deputato alla regolazione dei ritmi circadiani, e presenti un sistema di alternanza sonno-veglia che risponde al bisogno di non essere lasciati soli e affamati.

Svegliarsi di frequente, in questo modo fisiologico e non doloroso, funge da fattore di protezione contro le apnee notturne, possibili con un sonno troppo pesante, e la SIDS.

Con il cosleeping vizio il mio bambino?

Se si tratta di lattanti, verso i 3 anni avranno la stessa probabilità degli altri bambini di dormire ancora nel letto dei genitori; se invece il cosleeping inizia verso la fine del 1° anno di età, è più probabile che continui anche nella seconda infanzia.

Il bambino che dorme insieme ai genitori potrebbe avere problemi psicologici?

Nessuno studio, anche transculturale, mostra che il co-sleeping generi problemi psichici.

È vero che dormire nello stesso letto aumenta il rischio di SIDS (morte improvvisa in culla)?

Per vari decenni si è creduto che una delle cause di SIDS fosse proprio il contatto tra i corpi, tuttavia è sempre più evidente che è la separazione tra madre e bambino ad aumentare il rischio di SIDS, in concomitanza con altri fattori di rischio.

Non si spiegherebbe ad esempio il fatto che in Giappone, dove l’allattamento al seno e il co-sleeping toccano il 100%, la SIDS sia quasi inesistente.

Dormire insieme comporta un aumento del rischio di SIDS solo nei seguenti casi:

  • Abitudini di vita non salubri (fumo, alcolici, stupefacenti)
  • Problematiche psichiche della madre specie se trattate farmacologicamente (in particolare sedativi)
  • Obesità materna
  • Possibilità di stati di sovraffaticamento della madre
  • Dormire insieme su divani, poltrone o materassi ad acqua.
  • Posizione prona o di fianco del neonato
  • Presenza di cuscini larghi, pelouche o coperte morbide vicino al viso del bambino.

Se non sussistono le condizioni sopra elencate ed il co-sleeping è praticato in condizioni di sicurezza per il bambino, non ci sono controindicazioni di alcun tipo, né sulle modalità né sui tempi.

Benefici del cosleeping:

  • Maggior successo dell’allattamento al seno per prevalenza, durata e qualità;
  • Riduzione dello stress e del pianto nei primi giorni di vita;
  • Effetto calmante del contatto per liberazione degli oppioidi endogeni;
  • Migliore stabilità cardiocircolatoria e ossigenazione;
  • Migliore termoregolazione;
  • Più bassi livelli di cortisolemia anche nel corso dell’infanzia con relativo migliore controllo dell’ansia.

L’accudimento materno contribuisce alla creazione di un “attaccamento sicuro”. La sensibilità materna, ovvero la capacità della madre di rispondere adeguatamente alle manifestazioni di disagio del bambino, riducendo gli stati di stress, determina nei bambini una maggiore sicurezza interiore ed una maggiore protezione dalle vulnerabilità.

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