Articolo a cura del Dott. Aurelio M. Strano


Le patologie cardiovascolari denotano un aumento a livello mondiale e, come sottolineato dall’ OMS (Organizzazione Mondiale Sanità), alti livelli sierici di colesterolo LDL sono considerati correlati ad alto rischio di patologie ischemiche (infarto e ictus in particolare).

La Comunità Scientifica ha, da molto tempo, posto sotto osservazione la correlazione tra i grassi introdotti con la dieta e l’innalzamento di tali livelli sierici di colesterolo.

L’OMS ha pubblicato delle linee guida sul consumo dei grassi, indicando che in un’alimentazione equilibrata i lipidi dovrebbero fornire dal 20% al 40% delle calorie totali quotidiane, il 55% circa dovrebbero essere grassi monoinsaturi, il 20% polinsaturi ed il 25% saturi (meno del 10% delle calorie giornaliere).
Differenza tra grassi saturi e insaturi

Gli odierni studi hanno però spostato l’attenzione sull’influenza di una dieta ricca di zuccheri semplici nella determinazione di tali livelli lipidici.

L’OMS, infatti, ha recentemente revisionato le linee guida sugli zuccheri, raccomandando di limitarne il consumo a meno del 10% delle calorie totali giornaliere e auspicando un’ulteriore riduzione al 5%. La raccomandazione non riguarda gli zuccheri presenti nella frutta e nella verdura fresca e gli zuccheri naturalmente presenti nel latte, dato che non sono stati riferiti effetti avversi dal consumo di questi componenti.
Dunque, si parla solo di monosaccaridi (glucosio e fruttosio) e disaccaridi (saccarosio), che vengono aggiunti a cibi e bevande, e gli zuccheri naturalmente presenti nel miele, negli sciroppi, succhi di frutta e concentrati di succhi di frutta.
Gran parte di questi componenti è nascosta in cibi lavorati: ad esempio, un cucchiaio di ketchup contiene circa 4 grammi (circa 1 cucchiaino) di zuccheri.

Una dieta ricca di zuccheri raffinati causa un repentino innalzamento dei livelli sierici di glucosio (glicemia) con conseguente produzione di insulina con lo scopo di internalizzare il glucosio a livello cellulare. La capacità di incamerare il glucosio è però limitata e, se il livello ematico di zucchero rimane alto anche dopo aver saturato le cellule, l’ormone insulina evita il permanere della glicemia elevata attivando l’enzima idrossimetilglutaril-CoA reduttasi (o HMG-CoA reduttasi) per consentire la conversione degli zuccheri eccedenti in grassi.
In particolare, vengono prodotte VLDL (Very Low Density Lipoprotein) che, dopo incorporazioni e rilasci di lipidi e apolipoproteine, diventano prima lipoproteine a densità intermedia (IDL) e poi lipoproteine a bassa densità (LDL).

Per quanto riguarda i cereali che, nella nostra alimentazione sono principalmente rappresentati da frumento, riso, mais, orzo, avena, segale, miglio, il picco insulinico è comunque prevenibile mangiando i cereali senza privarli del rivestimento.

Questi cereali, che vengono denominati integrali, a differenza di quelli raffinati, si avvalgono del loro contenuto nutrizionale in fibra alimentare per evitare una velocità di digestione rapida e il rilascio di grandi quantità di insulina. Ciò evita l’attivazione dei complessi biochimici sopracitati e la conseguente conversione degli zuccheri in molecole lipidiche potenzialmente dannose con, in definitiva, minor accumulo di grasso e dunque con guadagno in salute.

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